Economia e Dinamica Industriale, Economia industriale

La sfida del Nord Est: «Una manifattura su misura» | Linkiesta.it

1/02/2015

La sfida del Nord Est: «Una manifattura su misura»

Dati in chiaroscuro, ma segnali di ripresa. Micelli: «La nostra identità? Sappiamo cambiare»

C’è un dato, tra quelli che sono stati presentati dalla Fondazione Nord Est nel suo rapporto annuale, che racconta bene quale sia il problema del Triveneto. Quel numero è 22,5, è una percentuale, ha un “meno” davanti e racconta la diminuzione secca di investimenti durante la crisi. Una percentuale più che doppia rispetto al calo della domanda interna (-9%) e quasi quadrupla rispetto al calo dei consumi delle famiglie (-6,1%).

Un’ecatombe che si è ripercossa sull’occupazione, con 138mila posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2014, il 5% sul totale. Una diminuzione che è figlia, peraltro, dell’aumento dei posti di lavoro nei servizi (+42mila circa) e della diminuzione nelle costruzioni (-44mila) e, soprattutto, nella manifattura (-138mila).

È il momento di pensare a una ripartenza trainata dai servizi? Di predisporsi al declino irreversibile dell’industria nordestina? «Non sono d’accordo – risponde a Linkiesta Stefano Micelli, direttore della Fondazione Nord Est, che ha curato il rapporto e ne ha scritto l’introduzione -: sono convinto, al contrario, che la nostra terziarizzazione non debba sostituire la manifattura, ma saldarsi con essa».

«Manifattura su misura», la chiama Micelli ed è, a suo dire, il nuovo paradigma attraverso cui può e deve ripartire l’economia delle Venezie: «Le nostre piccole e medie imprese non devono più inseguire una competitività fondata su produzioni seriali  – spiega -. Oggi la sfida di una nuova manifattura è quella di dare valore alla produzione attraverso un mix originale di cultura e nuove tecnologie».

Se non l’aumento delle economie di scala, cosa allora? «La tecnologia è la risposta – secondo Micelli –, ma non per replicare le logiche della produzione di massa, bensì per fare meglio, per differenziare e per personalizzare. Su questo fronte il Nord Est è sulla frontiera di quella che l’Economist ha definito la terza rivoluzione industriale. Le imprese hanno iniziato a sfruttare il potenziale del digital manufacturing – le stampanti 3d ma non solo – per creare varietà e prodotti su misura. E’ il Dna artigiano che si rinnova. Il saper fare di questi territori si contamina con il potenziale delle nuove tecnologie proiettandosi sui mercati internazionali».

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L’elenco delle piccole e medie realtà che già sono dentro questo nuovo scenario sono molteplici a partire da Antiga, una  tipografia high tech che ha ospitato la presentazione del rapporto della Fondazione presso la sua “Tipoteca”, una collezione straordinaria di strumenti di stampa, dai torchi di Gutenberg alle Linotype, e di caratteri mobili. C’è la Marrone di Pordenone che produce cucine per alta ristorazione personalizzate sui bisogni e sulle richieste dei grandi chef dei ristoranti. C’è la Dws di Vicenza che produce stampanti 3d per l’industria orafa. C’è la Hsl  di Trento che “stampa” componenti per le supercar Lamborghini, tra le prime in Europa ad installare un impianto per la produzione rapida. C’è labirra Antoniana, capace di proporre birre artigianali personalizzate.

Foto di Alessio Jacona

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È anche grazie a queste aziende che il Nord Est, anche in anni neri, è volato sui mercati esteri. L’export, in questi ultimi anni, è cresciuto dal 30% al 37% del Pil complessivo dell’area, sette punti in più rispetto alla percentuale italiana, che pur è cresciuta anch’essa, nel complesso, di sette punti: «È un risultato straordinario perché partivamo da percentuali già di per sé molto elevate. Tanto più che queste nuove esportazioni sono dirette all’esterno dell’Europa, verso gli Stati Uniti, la Cina e gli altri paesi dell’estremo oriente».

Le esportazioni riguardano quel pezzo di made in Italy che molti, troppo spesso, si dimenticano: macchine utensili e meccanica fanno da sole il 37,7%: «Non siamo, né possiamo essere una Silicon Valley, ma possiamo essere la “Manufacturing Valley” d’Europa – conclude Micelli –. Abbiamo una grande opportunità: rinnovare un modello produttivo facendo da apripista per il Made in Italy in generale».

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